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18-04-2006

Quando sostituire i denti naturali con un impianto? A dare una risposta, oltre alle moderne tecnologie, saranno le prime linee guida italiane in questo settore



Ogni anno in Italia negli studi dei dentisti vengono eseguiti circa 1 milione di impianti orali. Il Paese detiene il primato mondiale, insieme alla Svezia: 45 impianti (radici in titanio e denti in ceramica) ogni 10 mila abitanti.
In Europa, Stati Uniti e Giappone le persone che hanno mandato in soffitta il vecchio ponte o la protesi mobile sono 5 milioni, quelle candidabili all'intervento 45 milioni.

Dagli esordi, una cinquantina d'anni fa, sono stati fatti grandi passi: gli impianti hanno un'affidabilità del 95 per cento a dieci anni dall'intervento. La tecnologia offre un ampio ventaglio di possibilità, sia funzionali, per una corretta masticazione, sia estetiche. «E la ricerca continua a fare notevoli progressi, dalla chirurgia mininvasiva alla riduzione delle dimensioni degli impianti e dei tempi di trattamento» riassume Denis Cecchinato, presidente della Società italiana di osteointegrazione (Sio).

Non mancano potenziali problemi, secondo gli stessi esperti: nella pratica clinica da un lato si assiste a una sorta di accanimento terapeutico nei confronti di un dente naturale ammalato, che si tenta di salvare a tutti i costi anche quando, probabilmente, non ne varrebbe più la pena; dall'altro aumentano le applicazioni di impianti senza che vi siano sufficienti evidenze scientifiche (in Italia almeno il 50 per cento dei 52 mila odontoiatri pratica l'implantologia).

Proprio di questi argomenti si discute il 10 e 11 febbraio al congresso della Società italiana di osteointegrazione, che riunisce a Padova circa un migliaio di odontoiatri.
Tra gli obiettivi, redigere le prime linee guida italiane, che servano da modello di riferimento per l'implantologia orale.

Quali sono, per esempio, le indicazioni valide per decidere quando effettuare un impianto, o quando al contrario conviene salvare un dente? «Per prima cosa occorre confrontare le caratteristiche anatomo-fisiologiche del dente naturale rispetto a quelle dell'impianto, il trattamento della patologia di denti naturali gravemente compromessi rispetto alla loro sostituzione, la riabilitazione e l'ancoraggio di protesi su denti naturali rispetto a quella su impianti» risponde Cecchinato.

Una volta chiariti tutti questi aspetti, è possibile optare per soluzioni sempre più personalizzate. Il medico è in grado di scegliere il tipo di impianto e il metodo chirurgico più adatto per ciascun paziente, di valutare al millimetro lo spessore osseo, di decidere al computer numero e inclinazione delle viti, di realizzare una copia tridimensionale dell'arcata dentale e ricavarne un modello su cui progettare l'intervento e la protesi. Tutti elementi che permettono di mettere a punto gli impianti a carico immediato, ovvero inseriti entro 24 ore: un paziente entra nello studio dentistico con la protesi mobile e ne esce lo stesso giorno con una fissa.

Non solo.
Quando (accade in una persona su tre) l'osso è di qualità o quantità (come spessore e altezza) scarse, si può prelevare un frammento osseo dall'anca, dalla tibia o dal mento del paziente e innestarlo dove manca: eventualmente aggiungendo gel contenenti piastrine (del paziente o sintetiche) concentrate come fattori di crescita, o inserendo frammenti di osso bovino o suino deproteinizzato.
Allo studio c'è anche la possibilità di impiantare le viti senza incidere la gengiva, prelevandone solo piccoli frammenti, in quantità sufficiente a far posto alla finta radice.

Sito web: www.panorama.it

Categoria: Altro Pazienti